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Come percepiremmo degli anime italiani?

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animemangafumetti
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  • K Non in linea
    K Non in linea
    kipple
    scritto ultima modifica di
    #1

    Parto da un'ipotesi assurda, un what if gigantesco: l'Italia dispone di competenze e manovalanze nell'animazione pari a quelle giapponesi.
    In questo universo fantastico, esiste anche un pubblico abbastanza affezionato e generoso da far girare miliardi di euro che, ok, per la maggior parte finiscono nel settore dei fumetti... ma non complichiamo troppo le cose, già che anche metodi e canovacci narrativi, sempre immaginari, sono gli stessi.

    Ebbene, noi italiani, in questa trasposizione 1:1, con quali occhi guarderemmo questa animazione immaginaria?

    Che ne penseremmo di Milano che è Tokyo e Napoli che è Osaka?
    Che ne penseremmo di un numero limitato di personaggi/stereotipi popolari ripetuti fino alla nausea in un gran numero di opere?
    Delle frequentissime incursioni musicali dei mandolini, dei piatti tipici esibiti fino alla nausea, di riferimenti culturali e storici risalenti a secoli e secoli prima, di nazionalismi più o meno mascherati, protagonisti di guerre civili, dello spirito apparentemente eterno di caste guerriere, di poche creature del folklore popolare riutilizzate quasi obbligatoriamente?

    Non so come si relazionino agli anime/manga i giapponesi fuori dal giro e non so come si comporterebbero gli italiani in questa ipotesi, che propongo solo per gioco: personalmente so, però, che potrei maturare una certa diffidenza nel tempo.
    Ovviamente, non potrò mai saperlo.

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    0
    • cretinodicrescenzagoC Non in linea
      cretinodicrescenzagoC Non in linea
      cretinodicrescenzago
      scritto ultima modifica di cretinodicrescenzago
      #2

      Sarò tagliente e pessimista: questa ipotetica animazione nazionalpopolare che tu descrivi, Kipple, è perfettamente sovrapponibile all'audiovisivo live-action delle produzioni RAI e del cinema senza pretese.

      Abbiamo già le ambientazioni fisse costituite da una certa idea di Milano, una certa idea di Roma e una certa idea di Napoli: nel lontano '12 ero al cinema con un amico delle superiori a guardare una commedia con Rocco Papaleo e lui mi chiese "Scusa ma è Milano o Roma?". Tertium non datur, a meno che non sia la località di provincia scelta su accordo di promozione con la pro loco.
      Abbiamo già il cast di personaggi semi fisso in base al sottogenere di riferimento, ad esempio gli stilemi alla Don Matteo diversi da quelli del cinepanettone, e tornando indietro già il poliziottesco aveva i suoi tipi fissi, così anche Don Camillo e Peppone e Fantozzi.
      Infine, sulla presenza fissa di determinati elementi del folklore: se la storia si svolge nella Provincia idilliaca, e più a Meridione è meglio è, ovvio che ci saranno musica "tradizionale" e cibo "tradizionale" in abbondanza, mentre la presenza esplicita di religiosità cattolica dipenderà dal voler accalappiachiare un pubblico paesano o uno leggermente più urbano, ma comunque il filone dell'audiovisivo agiografico esiste e sta felicemente a sé (plausibilmente un esito inevitabile delle differenze cultuali pratiche fra cattolicesimo e Shinto). Certo, è meno marcato il rimestare perpetuo di determinati fatti bellici della storia patria (perché i film d'azione costano), tuttavia l'apologia risorgimentale non va mai del tutto di moda, i carabinieri si devono sempre elogiare o al più umorizzare bonariamente, e l'eccezionalismo del Bel Paese deve prevalere sopra ogni cosa.
      Certo, a noi manca la narrativa fantastica basata sulla nostra favolistica, grazie alla persecuzione cattolica di tutto ciò che sia folklore magico, agevolata dal culto del realismo già ottocentesco, ma si compensa con la devozione per l'adattamento dei soliti 4-5 nomi della letteratura alta nazionale, e siamo pari così.

      Per cui, insomma, l'Italia non ha una cultura dell'animazione, ma mi pare che la nostra cultura del live action si rispecchi facilmente nell'omologo nipponico.

      Questi, in ogni caso, i miei meri 5 centesimi.

      K 1 Risposta Ultima Risposta
      1
      • cretinodicrescenzagoC cretinodicrescenzago

        Sarò tagliente e pessimista: questa ipotetica animazione nazionalpopolare che tu descrivi, Kipple, è perfettamente sovrapponibile all'audiovisivo live-action delle produzioni RAI e del cinema senza pretese.

        Abbiamo già le ambientazioni fisse costituite da una certa idea di Milano, una certa idea di Roma e una certa idea di Napoli: nel lontano '12 ero al cinema con un amico delle superiori a guardare una commedia con Rocco Papaleo e lui mi chiese "Scusa ma è Milano o Roma?". Tertium non datur, a meno che non sia la località di provincia scelta su accordo di promozione con la pro loco.
        Abbiamo già il cast di personaggi semi fisso in base al sottogenere di riferimento, ad esempio gli stilemi alla Don Matteo diversi da quelli del cinepanettone, e tornando indietro già il poliziottesco aveva i suoi tipi fissi, così anche Don Camillo e Peppone e Fantozzi.
        Infine, sulla presenza fissa di determinati elementi del folklore: se la storia si svolge nella Provincia idilliaca, e più a Meridione è meglio è, ovvio che ci saranno musica "tradizionale" e cibo "tradizionale" in abbondanza, mentre la presenza esplicita di religiosità cattolica dipenderà dal voler accalappiachiare un pubblico paesano o uno leggermente più urbano, ma comunque il filone dell'audiovisivo agiografico esiste e sta felicemente a sé (plausibilmente un esito inevitabile delle differenze cultuali pratiche fra cattolicesimo e Shinto). Certo, è meno marcato il rimestare perpetuo di determinati fatti bellici della storia patria (perché i film d'azione costano), tuttavia l'apologia risorgimentale non va mai del tutto di moda, i carabinieri si devono sempre elogiare o al più umorizzare bonariamente, e l'eccezionalismo del Bel Paese deve prevalere sopra ogni cosa.
        Certo, a noi manca la narrativa fantastica basata sulla nostra favolistica, grazie alla persecuzione cattolica di tutto ciò che sia folklore magico, agevolata dal culto del realismo già ottocentesco, ma si compensa con la devozione per l'adattamento dei soliti 4-5 nomi della letteratura alta nazionale, e siamo pari così.

        Per cui, insomma, l'Italia non ha una cultura dell'animazione, ma mi pare che la nostra cultura del live action si rispecchi facilmente nell'omologo nipponico.

        Questi, in ogni caso, i miei meri 5 centesimi.

        K Non in linea
        K Non in linea
        kipple
        scritto ultima modifica di kipple
        #3

        @cretinodicrescenzago Grazie per il (solito) ottimo contributo; non ci avevo mai pensato, ma ora non potrò più fingere di non saperlo: l'animazione giapponese italiana odierna¹ si incarna in fiction e film che non vorrei mai vedere.

        ¹In senso molto ampio: è materiale che si produce da decenni.

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